Storia della Russia

Dal socialismo a Stalin

Il regno di Nicola II, l’ultimo imperatore della Russia, fu segnato dal disastro della guerra contro il Giappone. Nel 1905, anno del suo inizio, diede la spinta alle forze rivoluzionarie, che culminarono negli eventi del 1917. La prima guerra mondiale con il suo strascico di inestimabili sofferenze, il disastro dell’ascendente del monaco Rasputin sulla famiglia imperiale e il massacro della Domenica rossa del gennaio 1917, gettarono l’assoluto discredito su uno zar ormai velleitario, deposto nel febbraio dello stesso anno.

Il governo provvisorio di Aleksandr Kerenskij cadde nell’ottobre del 1917, con l’ascesa di Lenin. Quest’ultimo, leader della fazione bolscevica del Partito operaio social-democratico della Russia, divenne presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, creò la Ceka, la polizia politica e nel 1918 trasferì la capitale a Mosca. I primi anni furono segnati dalla guerra civile, con l’Armata Rossa che represse varie rivolte e nel contempo ci fu una massiccia emigrazione. Le nazionalizzazioni generalizzate affamarono la popolazione, che trovò sollievo solo nel 1922, con la NEP, la Nuova Politica Economica, basata su principi meno dogmatici.

Nello stesso anno fu creata l’URSS, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, unendo Russia, Transcaucasia, Ucraina e Bielorussia. Lenin morì nel 1924 e Josif Dzugasvili, detto Stalin, eliminò tutti i suoi concorrenti dalla direzione del partito. Cinque anni dopo si ritrovò con moltissimo potere concentrato nelle sue mani e lanciò un proprio piano economico quinquennale, mirato a sviluppare l’industria pesante, sfruttando anche il lavoro, forzato, di molti prigionieri politici.

Le terre coltivabili furono collettivizzate. L’assassinio di Kirov, dirigente del partito di Leningrado, nel 1935, fu il pretesto per organizzare le grandi purghe dalla Gepeu, il futuro KGB, che aveva preso il posto della Ceka, la polizia politica creata da Lenin. Decine di migliaia di persone vennero deportate nei gulag, per motivi politici, creando ovunque il terrore, con l’epurazione della stessa Armata Rossa, di cui si contano circa 30.000 ufficiali accusati di tradimento e fucilati.

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