Leggende e folklore russo

La leggenda dell'invisibile città di Kitezh

La leggenda dell'invisibile città di Kitezh | Leggende e folklore russo | Storia Cultura Tradizioni Russia

Leggenga città invisibile KitezhLa città di Kitezh è scomparsa nel XIII°secolo, sprofondata nelle acque. A 600 chilometri da Mosca, presso il lago Svetloyar, un equipe di scienziati russi è alla ricerca della leggendaria città, le cui tracce si sono perse a guisa di altri mitici borghi, come l’Avalon di re Artù. Un’antica leggenda racconta di come la città sia stata sommersa dalle acque del lago per fuggire dall’avanzata dei Tartari, che nel 1237 tentarono di conquistarla. Dopo di che, Kitezh rimase nascosta per sempre.

La tradizione vuole che, poiché la città sorgeva proprio sulle sponde del lago Svetloyar, numerosi pellegrini si recassero lì: speravano ardentemente di vedere il riflesso della città sommersa apparire tra le cristalline acque del lago, ad opera della grazia di Dio, oppure di sentire le campane della chiesa suonare. Alcuni raccontano altresì di essere stati tra le rovine del borgo, sott’acqua. Riguardo questi avvenimenti circolano alcune lettere che pare siano state scritte durante la loro permanenza a Kitezh.

Il pellegrinaggio verso la recondita Kitezh, celata apposta da Dio, era arduo e tortuoso, e presentava diversi vincoli e difficili impegni. Ogni pellegrino doveva dichiararsi disposto, per soggiornare a Kitezh, a morire di fame, a donare la propria vita e a fronteggiare altre avversità; la sua peregrinazione doveva svolgersi nella più totale segretezza, dato che nessuno - neanche i familiari - poteva conoscere la sua decisione di intraprendere il viaggio. Qualora il segreto fosse stato scoperto, l’ira di Dio si sarebbe scatenata sul poveretto, e ovviamente non avrebbe mai visto la città fantasma.

Tutt’ora, sono in molti coloro i quali sostengono che nelle giornate soleggiate si possano vedere, tra i riflessi dell’acqua, le cupole d’oro della chiesa di Kitezh, e sentirne addirittura le campane suonare. La tradizione della città nascosta vive ancora grazie al compositore russo Rimsky Korsakov (1844-1908), che un anno prima di morire compose l’opera dal titolo “La leggenda dell’invisibile città di Kitezh e della vergine Fevronija”.

La vicenda è ambientata nel tredicesimo secolo, l’epoca più orribile - con grande probabilità - di tutta la storia della Russia, giacché lo Stato fu invaso ripetutamente da stuoli di Tartari; la stoica resistenza del popolo russo contro i barbari invasori è la cornice del capolavoro di Rimsky-Korsakov.

La protagonista della mitica storia è una fanciulla chiamata Fevronija, la rappresentazione iconica di tutto quello che è leale, bello, giusto, saggio e naturale; infatti, Fevronija crebbe a contatto con la natura, tra i boschi, divenendo essa stessa parte di questa. Un giorno, i Tartari la catturarono e la ragazza negò, anche sotto tortura, di indicare agli invasori la via che porta a Kitezh, la capitale.

Dopo dieci giorni di cammino confuso, i Tartari alla fine giunsero sul sito dove sorgeva Kitezh, ma la città era scomparsa: il lago sulle cui rive Kitezh sorgeva l’aveva sommersa. I barbari non poterono fare altro che scorgere la cupole della chiesa che occhieggiavano da sotto la superficie dell’acqua, oltre che ascoltare il suono sommesso delle campane, che parevano scoccare le ore dalle profondità del lago. L’unica soluzione per salvare la città era stata quella di farla scomparire in qualche modo. L’unica creatura vivente che rimase a Kitezh, per raccontare alla sua gente la bella storia della città che si era occultata ai nemici, fu proprio Fevroniaj.

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